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discendenze nobili e il rango elevato, facevano di Cristina
la ragazza più desiderata di Bolsena.
Un matrimonio conveniente, nel quale l'amore per lo sposo
non era assolutamente indispensabile, era il futuro che
i genitori avevano in mente per lei. Invano però
i giovani bolsenesi avrebbero aspettato una risposta ai
loro sguardi insistenti, un sì alle loro tacite proposte.
Cristina, infatti, si era segretamente promessa a Dio e
il suo cuore, toccato dal battesimo, si era rivolto ai misteri
della fede e all'incondizionato amore per Cristo. Consapevole
della scelta compiuta la ragazza camminava sicura per la
strada della salvezza e avrebbe accettato il martirio senza
riserve. Il sacrificio supremo l'avrebbe resa degna della
grandezza di Dio.
La tragedia non si sarebbe potuta consumare se non fosse
intervenuto il personaggio "malvagio", il Giuda
della situazione,il traditore che, incarnando il male, segnò
la svolta nella triste vicenda.
A tradire Cristina fu l'ancella a lei più cara, che
riferì al burbero padre dell'avvenuta conversione.
Per il prefetto di Bolsena l'amore per la giustizia e delle
leggi era, perché doveva esserlo, più forte
di qualsiasi altro sentimento; e anche se la figlia non
aveva commesso alcun delitto che potesse definirsi tale,
peccava con l'anima.
Un contrasto insanabile era sorto all'improvviso tra padre
e figlia, e quando Urbano pieno d'amore paterno, soffocato
dal dolore, supplicò Cristina di smentire le parole
infamanti che l'accusavano, lei confermò ogni cosa.
Nemmeno rinchiusa in un'alta massiccia torre dell'isola
Martana e ne sarebbe uscita, secondo il volere di Urbano,
solo se avesse rinnegato Cristo.
A questo punto della leggenda iniziano i prodigi e i misteri
.
Ogni anno, la sera del 23 luglio e la mattina del giorno
successivo le gesta della martire rivivono nella fantasia
dei suoi concittadini attraverso un'antichissima azione
scenica, vera"
reliquia vivente del dramma sacro
",
popolarmente chiamata "Misteri".
I Misteri rievocano, in una decina di quadri plastici su
occasionali palchi nel centro storico, le tribolazioni cui
fu sottoposta la giovane Cristina: sopravvisse fino a che
non fu uccisa dalle frecce dei carnefici capeggiati da suo
padre. Le rappresentazioni teatrali, affidate a gruppi di
improvvisati attori del posto vestiti con costumi
dell'epoca romana, sono quanto resta di un culto popolare
che in passato era più complesso e articolato.
Le scene si animano di personaggi silenziosi e statici:
Santa Cristina galleggia sulla pietra nel lago, il supplizio
della ruota, il carcere, il supplizio della fornace, i diavoli,
la flagellazione, la distruzione degli idoli, le aspidi,
la morte per le saette, la deposizione nel sepolcro.
L'eroina di Bolsena è venerata anche a Palermo, Gallipoli,
Ravenna, in Francia ed in Germania.
Il culto iniziò nel IV secolo, ma per le redazioni
ufficiali del suo martirio si dovrà attendere il
IX secolo. |