Bolsenanew Museo Territoriale del Lago di Bolsena
  III° SALA
L'ATTIVITA' PESCHERECCIA

Un tempo l'attività della pesca era diffusa presso tutti i paesi che si affacciavano sul lago, mentre attualmente persiste quasi esclusivamente presso quei centri che sono a diretto contatto con le rive: Bolsena a nord, Marta e in parte Capodimonte a sud.

  LA CAPANNA
Fin verso la fine degli anni sessanta i pescatori passavano
la maggior parte dell'anno in caratteristiche capanne di canna palustre a forma pressoché quadrata, provviste di due spioventi piuttosto ampi in modo da proteggere le pareti. All'interno delle capanne erano sistemate le rapazzole:letti rudimentali sui quali veniva posto un pagliericcio di foglie di mais o semplicemente qualche fascio di canne, servendo da giaciglio per l'intera famiglia.



Reti: "Artevelloni" tesi sulle rive del lago

Vecchi pesi per reti da pesca - "Artavelletto" sui fondali del lago

  LA BARCA

Per effettuare le operazioni di pesca viene utilizzata una barca a fondo piatto e forma triangolare. Il fondo è racchiuso da due fianchi (detti le sponne) ed una tavola poppiera (detta l'usciòlo). Lo scafo, un tempo costruito con tavole di cerro ed attualmente in mogano, è tenuto insieme da alcune tavolette (le poste) inchiodate sul fondo, e da altrettante paia di coste (le matèe) un tempo in legno di olivo ed attualmente in ferro.Le reti vengono gettate e recuperate dalla parte poppiera, detta culata, dove è anche sistemata una trave orizzontale che sporge dai fianchi (la taléna) e che serve da leva per appozzare la barca in acqua o tirarla a riva. Normalmente la barca è provvista di due scalmi (le pire) posti in posizione asimmetrica e privi di biforcazione. I remi vengono legati allo scalmo attraverso lo stropio e quello poppiero (detto ròsta) funge anche da timone. Prima dell'introduzione del motore venivano utilizzati anche tre o quattro remi durante particolari operazioni di pesca; a volte, inoltre, veniva anche adoperata una rudimentale vela quadra issata su due alberi.
 
  LE RETI

Prima dell'entrata nell'uso corrente del filo di nylon, le reti, come anche gli altri strumenti da pesca, venivano costruite artigianalmente con filo di canapa; i galleggianti erano ricavati dalla corteccia di sughero e i pesi erano ottenuti da sassi appositamente bucati o da pezzi di piombo o ferro. Le reti attualmente più utilizzate sono quelle da parata, le cui caratteristiche particolari variano, soprattutto nella grandezza delle maglie, a seconda delle specie ittiche cui sono destinate.Tra queste abbiamo la retóna, per la cattura del coregone, la retina per i latterini, la retoncina per la tinca, la perzichièra per il persico reale ed il luccio.
Vi sono poi reti da circuizione parziale, come il tramaglio (detto localmente bastardóna) e la mazziatura, utilizzate in acquee basse soprattutto per la pesca alla tinca. Altre reti di uso diffuso sono i bertovelli, di cui si conoscono due varietà: una di piccole dimensioni detta artavellétto e una assai grande detta artavellóne, utilizzata da settembre a dicembre per la cattura delle anguille e dei capitoni. Le anguille vengono catturate con diversi tipi di palamiti detti generalmente file.
Un tempo esisteva anche un particolare palamito dagli ami spessi (filaccione) adatto alla cattura del luccio, e un piccolo palamito detto la ima (o anche la cannata quando venivano adoperate delle canne per stenderlo in acqua) per la cattura di piccole anguille in prossimità della riva
.