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| Reti:
"Artevelloni" tesi sulle rive del lago |
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| Vecchi
pesi per reti da pesca - "Artavelletto" sui fondali del
lago |
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| LA
BARCA |
Per
effettuare le operazioni di pesca viene utilizzata una barca
a fondo piatto e forma triangolare. Il fondo è racchiuso da
due fianchi (detti le sponne) ed una tavola poppiera
(detta l'usciòlo). Lo scafo, un tempo costruito con
tavole di cerro ed attualmente in mogano, è tenuto insieme
da alcune tavolette (le poste) inchiodate sul fondo,
e da altrettante paia di coste (le matèe) un
tempo in legno di olivo ed attualmente in ferro.Le reti vengono
gettate e recuperate dalla parte poppiera, detta culata,
dove è anche sistemata una trave orizzontale che sporge dai
fianchi (la taléna) e che serve da leva per
appozzare la barca in acqua o tirarla a riva. Normalmente
la barca è provvista di due scalmi (le pire) posti
in posizione asimmetrica e privi di biforcazione. I remi vengono
legati allo scalmo attraverso lo stropio e quello
poppiero (detto ròsta) funge anche da timone. Prima
dell'introduzione del motore venivano utilizzati anche tre
o quattro remi durante particolari operazioni di pesca; a
volte, inoltre, veniva anche adoperata una rudimentale vela
quadra issata su due alberi.
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| LE
RETI |
Prima dell'entrata nell'uso corrente del filo di nylon, le
reti, come anche gli altri strumenti da pesca, venivano costruite
artigianalmente con filo di canapa; i galleggianti erano ricavati
dalla corteccia di sughero e i pesi erano ottenuti da sassi
appositamente bucati o da pezzi di piombo o ferro. Le reti
attualmente più utilizzate sono quelle da parata,
le cui caratteristiche particolari variano, soprattutto nella
grandezza delle maglie, a seconda delle specie ittiche cui
sono destinate.Tra queste abbiamo la retóna, per la
cattura del coregone, la retina per i latterini, la
retoncina per la tinca, la perzichièra
per il persico reale ed il luccio.
Vi sono poi reti da circuizione parziale, come
il tramaglio (detto localmente bastardóna) e
la mazziatura, utilizzate in acquee basse soprattutto
per la pesca alla tinca. Altre reti di uso diffuso sono i
bertovelli, di cui si conoscono due varietà:
una di piccole dimensioni detta artavellétto
e una assai grande detta artavellóne, utilizzata da
settembre a dicembre per la cattura delle anguille e dei capitoni.
Le anguille vengono catturate con diversi tipi di palamiti
detti generalmente file.
Un tempo esisteva anche un particolare palamito dagli ami
spessi (filaccione) adatto alla cattura del luccio,
e un piccolo palamito detto la ima (o anche la cannata
quando venivano adoperate delle canne per stenderlo in acqua)
per la cattura di piccole anguille in prossimità della riva.
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