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una galleria (larga m 2,60 ed alta m 3 circa) in corrispondenza
dell'asse maggiore dell'arena, con una botola nella volta che
immetteva nella arena, aprendosi con un meccanismo di contrappesi.
In tempi più recenti, una lunga campagna di scavo, condotta
dalla Soprintendenza Archeologica per l'Etruria Meridionale e
diretta dal dott. Timperi, dalla fine del 1988 all'inizio del
1990, ha riportato in luce circa un sedicesimo del monumento.
Partendo dall'ingresso nord, si è indagata la struttura
fin nei suoi strati di fondazione.
Di particolare interesse è stato così il rinvenimento,
al di sotto |
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| Ingresso
visto dall'arena |
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della
sottofondazione romana, di un'abitazione etrusca: si tratta di
parte di un ambiente, con muri costituiti da grossi ciottoli fluviali
e scaglie di tufo, presso il quale è un vano sotterraneo,
cui si accede tramite un ripido corridoio, con gradini ricavati
nel banco di tufo e con soffitto costituito da grossi blocchi
squadrati di tufo giallo, disposti a cappuccina.
L'ambiente, a pianta quadrangolare con soffitto ad arco leggermente
ribassato, in gran parte rovinato, dovette essere utilizzato come
cantina o vano di servizio per la casa sovrastante (la ceramica
rinvenuta nel corso dello scavo sembra datare l'utilizzo al III-II
secolo a. C.).
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Dell'anfiteatro è stato riportato
alla luce l'ambulacro esterno, dove sono stati identificati gli
alloggiamenti dei pilastri esterni con ancora visibili le impronte
dei blocchi, nonché i pilastri interni, con rivestimento
a cortina laterizia e con le scale ancora sul posto, che consentivano
l'accesso ai piani della cavea.
Nei tratti dei corridoi scavati, nelle nicchie
e nelle pareti, finora rimesse in luce, si notano rifacimenti,
rattoppi e restauri, che potrebbero far pensare ad una risistemazione
e ad un riutilizzo dell'edificio in età tarda.
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A
seguito della sistematica opera di spoliazione, avvenuta nel corso
dei secoli, il monumento è andato sempre più distruggendosi,
abbandonato alla forza degli agenti atmosferici, là dove
l'uomo aveva ormai cessato di intervenire.
La cavea è così crollata sulle sottostanti gallerie,
che sotto il cumulo delle macerie hanno conservato le pareti.
Delle due gallerie praticabili al pubblico, la maggiore presenta
la parete interna modulata da nicchioni e da absidi.
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