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Il
margine settentrionale di quest'ultima non è stato scavato,
ma l'estensione esatta del foro in questa direzione può essere
restituita, in quanto ci è perfettamente nota la situazione
della strada che lo delimitava a Nord.
In origine quest'area era interamente lastricata e occupava una
superficie di circa 4450 mq.; lo spiazzo, considerato nel suo insieme,
presentava proporzioni notevoli.
Se vi si includono in effetti la basilica e le vie limitrofe a Nord,
Est ed Ovest, che nessun portico separava dalla piazza, si ottengono
le seguenti misure: m. 71,20 x 105,60, corrispondenti a 2 actus
di larghezza per 3 di lunghezza. |
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| Limite
tra decumano e foro: incisioni di epoca paleocristiana. |
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Questo
rapporto, se espresso in misure romane, è di piedi 240
x 360 e si avvicina a quello che Vitruvio raccomanda nei suoi
scritti De architectura, sulla base probabilmente delle
norme adottate per le fondazioni municipali posteriori alla Guerra
Sociale.
Numerosi basoli sono stati tolti in epoche diverse, ma si notano
ancora sul lastricato antico, conservato in alcuni tratti, impronte
che rivelano l'esistenza di piccoli altari, basi di statue, stele
e iscrizioni onorifiche.
Una di queste fu dedicata a un senatore volsiniense che fu proconsole
d'Africa sotto Antonino Pio.
Si accedeva al foro da Ovest, per una via tecta , cioè una via
in pendio sotto una volta in opus caementicium, che sboccava sulla
piazza con una scalinata.
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Nello
stesso modo altri scalini, verso Sud, da una parte e dall'altra
della basilica, compensavano il dislivello che separava le due terrazze.
Le strade limitrofe furono parzialmente invase da edifici annessi
alla piazza stessa; fori per pali e tracce di anelli metallici ritrovati
alla periferia dell'area lastricata del foro suggeriscono che una
specie di velum poteva essere approntato al fine di riparare i passanti
dal sole, sopperendo all' assenza di portici in questa vasta area
pubblica.
Quest' aspetto di piazza chiusa, riservata essenzialmente a funzioni
amministrative e giudiziarie basterebbe a designare il foro di Poggio
Moscini come creazione relativamente tardiva; dei saggi di scavo
hanno permesso di situare la sua installazione attorno agli anni
70-80 d.C. |
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| Basilica:
capitello ionico |
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A
questa data risale anche la basilica, ampio quadrilatero di m. 25,70
x 57, diviso in una navata centrale e due laterali da un Colonnato
interno, che forma un rettangolo concentrico a quello dei muri esterni.
Orgainizzata su due piani, scanditi da diversi ordini decorativi
in facciata (uno dei quali ionico, come testimonia un capitello
ritrovato sul posto), questa basilica si apriva sul foro con tre
scalinate porticate, di cui rimane solo la struttura interna in
opera a sacco.
La posizione di quest' edificio rispetto alla piazza lo pone nella
serie delle grandi basiliche provinciali dell'inizio dell'Impero.
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Alla sua funzione, come sala destinata ad accogliere il tribunale
ma anche alcuni commercianti, e a riparare i passanti in caso
di intemperie, si aggiungeva l'aspetto monumentale, poiché serviva
da quinta all'insieme della terrazza del foro.
Questo complesso foro-basilica di epoca flavia, è caratterizzato
da una curiosa mescolanza di grandiosità planimetrica (lo spazio
così occupato è molto più vasto di quello dei fori di Luni, Cosa
o Rusellae), e di povertà strutturale (ad esempio, assenza di
portici periferici).
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Sembra
rivelare l'ostentazione di un promotore aristocratico, appartenente
probabilmente ad una delle grandi famiglie regionali giunte, nel
corso del I secolo, alle più alte dignità della carriera
equestre o senatoriale.
Nel corso del IV secolo la basilica civile fu trasformata in una
basilica cristiana come attesta l'abside che, sull'asse della navata
centrale, invade la strada adiacente.
Il nuovo edificio riutilizzò solo una parte dello spazio occupato
dal precedente; il limite ne è indicato da tombe tardive che occupano
vaste aree nelle navate laterali della costruzione primitiva. |
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| L'abside
della Basilica sul decumano |
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| Vista
panoramica del Foro e della Basilica |
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