| Oggi è
un fabbricato articolato, formato da tre distinti nuclei,
sviluppatisi nel corso dei secoli intorno alla primitiva
area catacombale cresciuta attorno alla tomba di S. Cristina,
patrona della città.
Per
la sua complessità e per l'accavallarsi degli stili
è tra le strutture architettoniche religiose più
notevoli dell'Alto Lazio.
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L’interno,
a tre navate, di schietta impronta romanica, divise da semplici
colonne bombate ( a sx una colonna poligonale e due derivate
da pilastri, provenienti da edifici romani) e coperte da tetto
a capriate, ha tre absidi quadrate dalle volte a crociera.
Dall'elegante facciata rinascimentale si passa ad un interno
grandioso e sobrio, pregio delle basiliche romaniche.
La pianta dell'edificio è a croce latina a tre navate
divise da poderose colonne private dei loro capitelli nei
rifacimenti del 1697.
Il soffitto a capriate presenta un elegante e semplice disegno
per l'alternarsi dei mattoni bianchi e rossi.
A questa primitiva purezza di stili si è giunti in
seguito ai restauri effettuati negli anni '30 dall'architetto
Gavini, che ha tolto le sovrastrutture che avevano via via
sempre più appesantito la costruzione. |
Tracce, che mettono in evidenza la preziosità dei
primitivi capitelli, le possiamo riscontrare nella prima
colonna, a destra di chi entra, e in quella di fronte all'ingresso
della cappella del Miracolo con simboli degli Evangelisti.
Delle colonne soltanto tre in granito rosa appartengono
alla prima costruzione.
Nel presbiterio l'altare maggiore è stato realizzato
con frammenti marmorei del X sec. , e gli fa da pala un
prezioso polittico, opera del senese Sano di Pietro,
eseguito intorno alla metà del sec. XV.
L'ambone è decorato da un bassorilievo cinquecentesco
raffigurante il martirio di Santa Cristina.
Il polittico di Sano di Pietro (Siena 1406-1481)
rappresenta al centro la Vergine in trono con Bambino, a
destra San Paolo e S. Cristina, a sinistra S. Pietro e S.
Giorgio.
La predella, opera di aiuti come Benvenuto di Giovanni,
rappresenta al centro tre tondi con Cristo sofferente tra
la Vergine e S. Giovanni, ai lati quattro storie della vita
di S. Giorgio.
Un rilievo marmoreo, raffigurante S. Rocco che sorregge
la mensa d'altare, proviene probabilmente dalla distrutta
chiesa di S. Rocco e Sebastiano e fa parte di un trittico,
anche esso attribuibile a Benedetto Buglioni o alla sua
scuola.
Dietro l'altare è disegnata sul pavimento la prima
abside della basilica, venuta alla luce durante i restauri
del 1977.
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