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artigianali
come ami in bronzo per la pesca, asce, scalpelli e sgorbie
per la lavorazione del legno, fuseruole e rocchetti per
la filatura della lana o della canapa, bollitoi e filtri
per la lavorazione del latte, pesi per la tessitura al
telaio, forme di fusione e crogioli per la metallurgia
del bronzo, grossi scarti di fornace testimonianti la
lavorazione e la cottura della ceramica sul posto
Questo
ingente patrimonio (oltre 4.000 reperti) proviene dal
recupero in superficie di appena il 10% dell'estensione
dell'abitato.
Ma non basta! con un saggio stratigrafico sono stati attraversati
vari strati archeologici, anche con due livelli di incendio,
fino alla profondità di metri 1,10 senza giungere
ad un livello sterile.
Il rilevamento topografico di dettaglio della disposizione
delle palafitte (sempre limitato al 10% dell'abitato)
ha permesso di accertare che, dopo una prima fase di capanne
a terra, innalzandosi il livello del lago (fine del IX
sec. a.C.) gli abitanti furono costretti a salire su un
impalcato di pali disposti secondo allineamenti paralleli
(palafitte), orientati NE-SW, distanti fra di loro circa
3 metri
e trasferirsi poi in un altro sito.
Le palafitte fino ad oggi rilevate sono in numero di 456,
pari a circa 6 pali per metro quadrato.
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