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| Isola
Martana in una stampa del 1725 |
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Nei
tempi delle incursioni barbariche, da scoglio solitario
e brullo si trasformò in un rifugio sicuro per
le popolazioni rivierasche.
Pur non esistendo ruderi di strutture o fortificazioni
riferibili a quei tempi, una tradizione molto consolidata
vuole che Teodato, re degli Ostrogoti, fece imprigionare
in una torre la moglie Amalasunta che poi fu assassinata
nel 535.
Nel IX secolo già esistevano fortificazioni e
due chiese, S. Valentino e S. Stefano, ma anche numerose
case e famiglie ed impianti fissi di pesca.
Nel 1078, la contessa Matilde di Canossa, vi rinvenne
le reliquie di S. Cristina e le trasferì a Bolsena,
nel luogo della originaria sepoltura, dove fece erigere
la chiesa che ne porta il titolo.
Nel 1095 i Viterbesi conquistarono l'isola, impossessandosi
del "carroccio", un altare portatile cui si
attribuiva una grande protezione in battaglia poiché
rendeva sempre vincitore chi lo possedeva. |
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