Ad un anno dal rinvenimento di un cranio al largo dell’isola Bisentina nel lago di Bolsena, abbiamo appreso oggi da alcune testate giornalistiche tra cui il Messaggero, che il cranio apparteneva ad un uomo di età compresa tra i 25 e i 35 anni ma vissuto circa 3.500 anni fa. In un primo momento, considerando l’ottimo stato di conservazione del cranio, si era pensato che potesse appartenere a persone recentemente scomparse sul lago. Già allora, due medici appartenenti al nostro Centro Ricerche, avevano ipotizzato che l’età della persona doveva aggirarsi intorno ai 30 anni, ma questo andava confermato con esami più specifici.
Era il 18 maggio del 2012 quando Massimiliano e Alessandro durante un’immersione nella parete orientale dell’isola Bisentina, s’imbattono in questo “strano” reperto. In un primo momento la loro attenzione era stata catturata dalla forma particolarmente sferica di quell’oggetto, “ma appena avvicinati ci siamo subito resi conto che si trattava di un cranio umano” dice Massimiliano ricordandosi quel momento.
Quella constatazione ci ha subito bloccato, dice Max, e, dopo alcuni attimi di esitazione lo abbiamo sollevato dal fondale.
Max e Ale si sono guardati attorno per vedere se ci fossero altri resti ma l’esito della ricerca è risultato negativo. Vista l’elevata profondità, 72 metri, e la difficoltà di ritrovarlo, qualora fosse stato lasciato in acqua, i due sub hanno deciso di portarlo in superficie e di avvertire i carabinieri. Al loro arrivo in porto infatti, erano presenti i Carabinieri di Bolsena che lo hanno preso in consegna avviando le dovute indagini.
Vista la particolarità del reperto ci auspichiamo che il Sindaco di Bolsena richieda alle autorità competenti la possibilità di poterlo esporre presso il Museo Territoriale del Lago di Bolsena dove esiste già una struttura adeguata ad accoglierlo.
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DA ORVIETO A BOLSENA: UN PERCORSO TRA ETRUSCHI E ROMANI

Sono trascorsi quasi duecento anni da quando Karl Otfried Müller, nel suo studio Die Etrusker (Breslau 1828), espresse il parere di ricercare la Volsinii etrusca non a Bolsena, considerata fino a quel momento dalla tradizione la legittima erede dell'unica Volsinii che la letteratura antica avesse conosciuto, ma a Orvieto. Numerosi da allora gli studi, ai quali negli ultimi decenni si sono aggiunte le indagini svolte nell'ambito dell'attività istituzionale di tutela da parte delle Soprintendenze per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e dell'Umbria, gli scavi programmati condotti dagli Istituti universitari e le ricerche degli studiosi, i cui risultati hanno trovato dal 1976 adeguato spazio nei convegni internazionali promossi dalla Fondazione per il Museo "Claudio Faina" di Orvieto. Proprio grazie al lavoro svolto, alla quantità e qualità dei materiali archeologici recuperati e ai recentissimi risultati delle indagini scientifiche è nata l'idea di allestire, per la prima volta, una mostra che fornisse un quadro organico delle vicende storiche che hanno drammaticamente contrassegnato questo territorio dell'Etruria interna con l'annientamento di una città e lo spostamento forzato dei cittadini in una nuova località. Nell'esposizione si vuole dare conto delle vicende storiche della città-stato etrusca di Velzna (Orvieto) -l'ultima a cadere in mano romana dopo un lungo assedio - e della sua erede Volsinii (Bolsena) che ne accolse - sulle alture del lago di Bolsena - gli abitanti superstiti: una storia che complessivamente ha attraversato ben più di un millennio. Al fine di porre le basi per un'ampia consapevolezza sugli straordinari "valori" di questo territorio, che ci ha restituito un "paesaggio archeologico" ancora in gran parte conservato, è stata progettata una mostra "diffusa", in grado di ricreare le emozioni di una storia affascinante.
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